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venerdì 12 dicembre 2008

Buio


Che siano tempi bui per (quasi tutti), è cosa nota.
Diamolo per assodato, ok?


Adesso, gentilmente, spiegate a quella torda della Pilar perchè i tiggì intervistano dei cretini immani, che alla domanda "lei come sente questa crisi?" rispondono sospirando coi lacrimoni agli occhi:

"eh, io adesso non posso permettermi più di fare l'aperitivo tutte le sere...!"
"le pulizie le faccio da sola, perchè non posso più pagare la filippina!"
"io non posso più comprarmi vestiti firmati!"
"ora la carta igienica, i fazzolettini e i quaderni per i bambini li devo comprare al discàunt!"


Cioè: c'è gente che sta con le pezze al didietro, che non riesce a pagare le bollette nè tantomeno le rate di un mutuo a vita, che non sa come arrivare a fine mese, che non riesce a farsi una vita indipendente, che è disoccupato da mesi e lo sarà ancora per taaaanto tempo, che spera solo di non ammalarsi perchè sennò non sa come pagare i farmaci... e il tiggì bècca solo persone che non possono permettersi di fare i (finti) fighi come qualche mese fa??!!

...mavvaffanculo, vàh!

sabato 10 maggio 2008

Benino Meno


C'è stato un periodo in cui Pilar odiava la scuola.
Piangeva ogni volta che si svegliava al mattino.
Odiava la sua maestra e i suoi compagni leccaculo. Che lei allora non sapeva nemmeno che esistesse la parola leccaculo, e non sapeva descriverli bene quei fetenti. Leccaculo si addice benissimo a tutti loro.
Era in seconda elementare, aveva sette anni e un grembiule verde-chirugo come divisa d'ordinanza.
La scuola era (è) vecchia, marroncina e verde-salaoperatoria (il che forse spiega quegli orribili grembiuli).
La mammamaestra le aveva fatto cambiare istituto perchè era stata trasferita vicino casa, e Pilar aveva lasciato a malincuore quella piccola scuola un po'lontano da casa ma molto accogliente, coi compagni simpatici e la maestra sorridente e paciosa.
Sicchè a settembre s'era ritrovata nella scuola dei chirurghi.

Pilar piangeva, era diventata triste e quell'inverno lo sentiva più freddo e grigio di ogni altro.
Dei compagni leccaculo imparò presto a fregarsene.
Alla scuola triste s'abituò, perdendosi in viaggi fantastici dove le veniva assegnato il compito di ridipingere l'edificio coi pastelli a cera e fiori di carta velina ('chè Pilar era una campionessa di fiori di carta velina).
Alla maestra, invece, non s'abituò mai.
Piccolissima, magrissima, con le mani nodose come la strega di Hansel e Gretel, le ballerine e le calze color carne. Gonne lunghe, squallidi maglioncini coi bottoni davanti. Neri gli occhi minuscoli, neri i capelli, neri i baffetti, neri i vestiti. Ok, forse non era così pessima, ma Pilar la ricorda in questo modo.
Mai un sorriso, se non per prendere in giro maliziosamente qualche bambino.
E tre episodi che la fatina ha scolpito nella pietra dei suoi ricordi infantili...

#1
Il Benino Meno preso perchè aveva colorato i pallini dell'elenco dettato dalla maestra. Li aveva fatti belli tondi, precisi dentro il quadretto, coi pastelli nuovi che la mamma le aveva regalato per il compleanno.
"Io non ho detto di usare i colori per quelle palline!" aveva detto la maestra, perdipiù mostrando ai compagni il quaderno con quello "scempio".


#2
Ad un certo punto dell'anno, dopo la consueta preghiera mattutina, con gli occhi bassi, la voce piagnucolosa e le mani giunte in grembo, la maestra fece questo annuncio: "Bambini, devo dirvi una cosa. Io e mio marito ci vogliamo tanto bene, e abbiamo fatto taaaanti sacrifici per tutta la vita e abbiamo pregato tantotanto. Allora Nostro Signore ci ha ascoltati e ci ha mandato un dono: presto nella nostra casa nascerà un'altra bambina, che farà compagnia a mia figlia".
Silenzio in aula.
I bambini non erano certo abituati a queste confidenze da parte della loro maestra.
E' incinta? Ho capito bene? Povera bambina - pensò Pilar.
Oh, che bello, maestra! Come sono felice! - disse F. dal banco accanto.

A posteriori, quella bestiaccia di Pilar pensò che il VERO SACRIFICIO lo aveva fatto il marito andando a letto con lei BEN DUE VOLTE, se non addirittura di più... e quella maestra che faceva tanto la santarellina non era così pura e casta come voleva dare a vedere.
Falsa.

#3
LA GARA DELLE TABELLINE.
Il un clima di terrore e sotto certi sguardi arcigni che neanche alla maturità, sulla cattedra venivano disposti i cartellini coi voti: ottimo, buono, suff, benino, male.
Poi la maestra girava la cattedra, e tutti i bambini MUTI dovevano copiare l'elenco delle tabelline.
6 x 5 =
8 x 8=
3 x 7 =
...
Poi: "Penne sul banco, davanti al quaderno. Mani dietro la schiena. SILENZIO! NON GUARDATE! Occhi a me! Pronti... VIA!"
Vinceva chi scriveva prima tutti i risultati, calpestava i compagni e arrivava alla cattedra per primo, posizionando il quaderno sul cartellino che decideva la maestra (in base a criteri di spazio banco-cattedra, tempo di consegna, media dei voti, e sospetta occhiata prima del VIA).
Se anche era tutto giusto ma impiegavi un minuto in più, erano cazzi tuoi. Arrivavi a casa col Benino lo stesso e il ricordo dello sguardo della maestra.
Uno sguardo che diceva: "Tu nella vita non sarai niente".



Due cose hanno salvato Pilar da quell'anno scolastico: la comprensione della mamma (che, lavorando in quella scuola, condivideva le impressioni di Pilar) e la certezza che l'anno successivo sarebbe andata in un altro paese, in un'altra scuola, con altri compagni ed un nuovo maestro.
Ma questa sarebbe un'altra storia...

venerdì 21 marzo 2008

Eh, però non si fa così!


Eccheddiamine.
Una persona (a caso) progetta una gita a Firenze, pensando di passeggiare per il centro con un bel gelato da 5 Euros in mano e con addosso un maglioncino di cotone e invece... tiè, sfigata, bèccati la pioggia torrenziale ed eventualmente, se non ti basta, pure la neve!
Una persona (a caso, naturalmente) già si immaginava di trascorrere la Pasquetta in riva al mare a pasteggiare baciata dal sole e a giocare a pallone e invece... tiè, sfigata, bèccati tre giorni in giro coi jeans bagnati, i capelli attapirati e l'ombrello sempre aperto.
Una persona (sì, ancora a caso) non vedeva l'ora di sbolognare i genitori per qualche giorno, giusto per evitare di sentire la madre schiamazzare per farti fare le faccende di Primavera (Primaveraaahh??) e il padre smannaggiare* dietro la gomma di una stupida racchetta da pingpong (che si dice Tennis Tavolo, percarità!)... che subito il tempo ingrato ci mette lo zampino e li fa tornare 4 giorni prima. "In camper ci si annoia", dicono.
Eh, però non si fa così!!


*smannaggiare = esclamare ripetutamente e ossessivamente "mannaggia, mannaggia, mannaggia!!"

giovedì 6 marzo 2008

Crepi l'avarizia


24 febbraio 2008, ore 11. Nella Clio violetta ci sono il Padre dal braccio talmente corto che non può pettinarsi e la Figlia dallo stomaco spaventosamente senza fondo.
Papo: adesso ti porto nella pasticceria più bbèlla e scegli la torta che vvuoi. Quelli so' bbravi, sono famosi per le loro torte! non farti problemi, è il tuo compleanno, te lo meriti!
Pilar: sei sicuro, papo? Guarda che non me lo faccio ripetere due volte!
Papo: eccerto! scegli quella che vuoi tu, chessarà mmai... per una volta!

Padre e figlia entrano nel negozio e... al centro del bancone, tra pasticcini, baci di dama, biscottini, cioccolatini, crostatine... eccola: la Supermegatorta Chantilly alle fragole, con il numero 26 che troneggia al centro e la scritta "Auguri" fatta con lo zucchero e il cioccolato.
Pilar: papo, posso prendere quellalì???
Papo: ma certo!! e poi...mh...
Pilar: maccome, vuoi prendere ancora altro?? ma papo, quella torta è enorme!
Papo: massì! è il tuo compleanno! pigliamo pure 26 paste! come i tuoi anni! prendi quelle che piacciono a te!! scegliscegli!!
Pilar: papo, sei sicuro? questa è una pasticceria scic!
Papo: ecchessaràmmai?


Sicchè la ragazza riempie un vassione di paste alla crema, alla frutta, al cioccolato. Poi mette la Supermegatorta nella confezione di cartone: fighissima, tutta nera con la scritta dorata.
Papo: ohcchebbèllo! Adesso sì che ce n'è per tutti!!


All'uscita, Figlia nota il Padre con lo sguardo basso e, a guardarlo bene, le sembra che abbia gli occhi inumiditi.
Pilar: checc'è, papo?
Papo: nient'nient'...
Pilar: papo, cos'hai?
Papo: CIN-QUAN-TASEI EURO...! all'anim' i chi t'è mmuòrt*!



*Trad: "all'anima di chi ti è morto"